GUARDANDO AVANTI: Digital Transformation nelle aziende. A che punto siamo in Italia?

 In Digital

Nonostante la Digital Transformation sia un processo fondamentale per consentire alle aziende di restare competitive, in Italia questo cambiamento fatica ad attecchire.

Il nostro Paese, infatti, occupa soltanto il 25° posto (il quartultimo) del Digital Economy and Society Index della Commissione Europea, ovvero la classifica che analizza il livello di digitalizzazione dei Paesi dell’Unione. In particolare, l’Italia risulta fortemente carente su due dei cinque fronti presi in esame dall’Indice: la possibilità di effettuare qualsiasi tipo di operazione online (dallo shopping ai bonifici) e l’integrazione di tecnologie digitali da parte delle aziende (ad esempio cloud o e-commerce). Secondo i dati Istat, inoltre, l’89,2% di imprese italiane fino a 50 addetti presenta un livello di digitalizzazione “basso” o “molto basso”. Le ragioni di una tale arretratezza digitale da parte delle nostre aziende sono molteplici: secondo uno studio condotto dalla Coleman Parkes Research, le maggiori difficoltà incontrate dalle nostre imprese riguardano principalmente i nuovi software da adottare e gli investimenti necessari sia all’assunzione di figure professionali competenti sia alla formazione continua dell’organico aziendale. Ciò che differenzia la Digital Transformation dalle precedenti rivoluzioni industriali, infatti, è l’imprescindibilità di risorse umane dotate di specifiche conoscenze tecniche e digitali, senza le quali un business innovativo non può né formarsi né esprimersi. Va ricordato che il budget per creare specialisti è quasi del tutto aziendale, anche se sta crescendo il ricorso ai Fondi interprofessionali. Un’ulteriore complessità deriva dall’errata qualifica dichiarata sia dai neolaureati che dai professionisti che si candidano per un posto di lavoro: in parole povere, si pensa di avere più conoscenze di quante realmente si possiedono. Questo riguarda soprattutto le competenze di alcuni comparti quali contract management, forecast development, sustainable development e sales management. Una buona fetta della mancata digitalizzazione delle nostre imprese si potrebbe dunque imputare alla formazione e all’assenza di vere e proprie collaborazioni tra aziende ed atenei, al di là degli sterili stage e tesi di laurea sperimentali. Servirebbero, ad esempio, degli apprendistati professionalizzanti in grado di far crescere un neolaureato all’interno di un’impresa, sulla base delle sue conoscenze digitali. Quel che è certo è che le aziende italiane, soprattutto le piccole, dovranno puntare sempre più sui Millennials per garantirsi un personale capace di parlare davvero la lingua del digitale.

Stefania Truzzoli
Mi sono laureata con lode nel 1993 in Ingegneria Elettronica presso l’Università degli Studi di Padova, successivamente ho conseguito il Master in Telecomunicazioni presso la Scuola Superiore G. Reiss Romoli de L’Aquila. Nel mio percorso professionale ho affiancato alla formazione e alle competenze specialistiche spiccate capacità manageriali, maturando una solida esperienza in ruoli apicali operativi e commerciali in primarie società nazionali e multinazionali, in mercati regolamentati, quotate alla borsa di Milano e Londra.
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